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26 giugno 2019

News

Documento su Istruzione professionale e IeFP

Documento su Istruzione professionale e IeFP per la costruzione di un sistema professionalizzante inviato a:

  • Assesore Istruzione Formazione Lavoro della Regione Toscana
  • Capo del Dipartimento per il Sistema educativo di Istruzione e Formazione

elaborato dal Consiglio di Ammnistrazione del Cipat e dal Comitato Tecnico Scientifico

 

CIPAT su Istruzione professionale e IeFP

per la costruzione di un sistema professionalizzante

 

Premessa

 

In questi mesi il dibattito sul rapporto fra IP, IeFP e la costruzione di un sistema professionalizzante unitario, anche in esito alla legge 107, si fa sempre più complesso, intrecciando problemi irrisolti e inadeguatezze palesi, che generano prese di posizione spesso contrastanti, talvolta liquidatorie degli IP (da far confluire tout court nella Formazione professionale, come qualcuno propone). Nei prossimi mesi, in particolare dopo il Referendum sulle Riforme Istituzionali previsto per l’autunno (che ridefiniscono le competenze delle Regioni), il dibattito si intensificherà e dovranno essere sciolti nodi irrisolti. Il presente documento, frutto di una discussione nel CdA del CIPAT, si sforza di sintetizzare i nodi problematici e di avanzare qualche proposta.

Visto che il nuovo sistema andrà in vigore solo nell’anno scolastico 2017/2018, Cipat vuole suscitare, su questi temi, un ampio e partecipato dibattito culturale e approfittare del tempo e dello spazio per aprire “dal basso” un dibattito con la Regione, coinvolgendo non solo la Giunta, ma anche il Consiglio Regionale.

 

Le proposte in campo

 

1. Una recente proposta unitaria delle Regioni (Conferenza delle R. del 26 marzo 2016, v. su www.cipat.it ) parte dalla constatazione di una divaricazione crescente fra i due sistemi che compongono l’IeFP, quello dei Centri di FP (Lombardia, Veneto, Piemonte,...) e quello degli IP in sussidiarietà (integrativa o complementare). Il primo è costoso, ma produce risultati positivi nella lotta alla dispersione; il secondo accoglie molti ragazzi (190mila, rispetto ai 130mila dell’altro), ma non dà i risultati sperati (soprattutto in termini di lotta all’abbandono), causa rigidità degli ordinamenti (organico per classi, orari fissi, didattica tradizionale). Il documento (che si occupa soprattutto di equa distribuzione dei finanziamenti) auspica la riconduzione ad unum dei due sistemi, da attivare con le deleghe previste dalla legge 107 (comma 181, lett.D), una ridefinizione di indirizzi, articolazioni e opzioni negli IP e punta sul potenziamento delle attività laboratoriali nel primo biennio, spingendo decisamente verso un “sistema professionalizzante unitario” culminante nell’ITS. Auspica anche una revisione del repertorio della qualifiche nazionali (che saranno aumentate), chiedendosi se gli IP saranno in grado di realizzarle.

2. Sul tema scottante delle deleghe, in questi mesi ha operato un gruppo di lavoro nazionale (cfr supplemento Scuola del Sole24ore del 29 apr.2016). Dal resoconto dei suoi lavori si deduce che il riordino del sistema IeFP sarà rinviato a dopo il Referendum confermativo, mentre la delega sugli IP interviene sulla “ridefinizione degli indirizzi, delle articolazioni e delle opzioni dell’istruzione professionale e sul potenziamento delle attività didattiche laboratoriali”, in particolare nel biennio: quindi non sugli ordinamenti dell’Istruzione Professionale. Concretamente si discute di evitare doppioni fra Istruzione professionale e tecnica (unificando gli indirizzi quinquennali affini) e di avvicinare i percorsi degli IP a quelli del modello Centri di FP, cioè ai modelli europei del VET (vocational educational training), valorizzando l’apprendimento induttivo in contesto laboratoriale e reale. Questa scelta, sempre predicata ma poco realizzata anche nelle situazioni di sussidiarietà, dovrebbe tradursi in una diversa articolazione di programmi e materie, per puntare al rafforzamento delle competenze tecniche e specialistiche: quindi meno ore teoriche e più ore pratiche. Una seconda novità riguarderebbe la revisione degli indirizzi sulla base delle figure professionali ISTAT/ATECO, declinati per competenze, come richiesto dal mercato del lavoro. Ma la novità più dirompente sarebbe l’introduzione di una flessibilità organizzativa spinta: didattica modulare totale e docenti assegnati non sulla base di classi, insegnamenti e quadro orario, ma sulla base di una programmazione generale, in rapporto al n. di allievi iscritti (come succede, ad es. nei CPIA).

La Regione Toscana con la Delibera della Giunta Regionale n.359 del 27/4/2016 ha tracciato le “Linee generali per la realizzazione dei percorsi di IeFP” con le quali sono introdotte alcune rilevanti novità:

-      l’abbandono, dall’anno scolastico e formativo 2017/2018, dei percorsi professionali triennali IeFP realizzati negli IPS in “sussidiarietà integrativa” e la prosecuzione dei soli percorsi in “sussidiarietà complementare”;

-      previsione, sempre dall’anno scolastico e formativo 2017/2018, di percorsi triennali IeFP di qualifica professionale in obbligo di istruzione, immediatamente dopo l’uscita dal primo ciclo di istruzione, realizzati da partenariati misti che possono essere composti da agenzie formative accreditate, Istituti Professionali di Stato (IPS) e/o Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA), che abbiano come capofila obbligatoriamente un'agenzia formativa;

 

Verrebbe così superata la tradizionale impostazione della Regione Toscana che l’obbligo di istruzione coincidesse con l’obbligo scolastico: si tratta di un così rilevante cambio di strategia che non può giustificarsi con ragioni meramente finanziarie e che dovrebbe invece presupporre l’apertura di un approfondito dibattito. 

 

Il dibattito nei nostri istituti

Nei nostri istituti il dibattito (cfr anche i risultati dell’indagine presentata al recente incontro organizzato dal CIPAT con l’Assessore Grieco) evidenzia:

a). La consapevolezza che i risultati della lotta alla dispersione sono quasi ovunque al disotto delle attese e che la scelta della RT di completare l’obbligo scolastico nella scuola secondaria di secondo grado non sempre si è rilevata giusta.

b). La convinzione che l’impianto a prevalenza teorica del primo biennio a scapito delle attività e discipline laboratoriali è esso stesso fattore di dispersione; in particolare si sottolinea il peso della frammentazione disciplinare e si constata il fallimento delle cosiddette “scienze integrate”, trattate come sommatoria di discipline proposte teoricamente e isolatamente, anche per carenze di formazione metodologica dei docenti;

c). La sussidiarietà integrativa consente solo limitate modifiche di organico e di incremento delle attività laboratoriali; alcune scuole hanno elaborato proprie modifiche dei quadri orari nel tentativo di risolvere le criticità conclamate, ma le rigidità normative e istituzionali (impossibilità di eliminare discipline dal quadro orario) rendono le soluzioni impraticabili;

d). L’opzione “scelta della sussidiarietà complementare”, sperimentata in poche situazioni, non sembra essere il toccasana, ma si sta facendo strada e la Regione ne annuncia la diffusione a regime a partire dalle classi prime dell’a. sc. 2017/18. Anche qui il problema è l’organico (chi decide il quadro orario funzionale alla qualifica ?) e la professionalità docente;

Tutti concordano che il nuovo quadro orario deve vedere una drastica riduzione delle discipline, soprattutto di quelle teoriche e un ampliamento delle lezioni in ambiente di apprendimento; qualcuno si pone il problema di utilizzare l’organico potenziato per migliorare la didattica dei corsi in sussidiarietà;

e). E’ diffusa la convinzione che i docenti non sono stati formati per fare “formazione professionale”, che la didattica laboratoriale non è prassi consolidata, che l’innovazione didattica è riservata a isole felici, che mancano figure di supporto come orientatori, tutor, mentor, così come organici interventi formativi di accompagnamento rivolti al personale sulle novità introdotte;

f). Anche nei confronti dell’utenza, le novità future (come quella del prossimo passaggio alla sussidiarietà complementare) dovranno adottare un piano efficace di comunicazione, esteso, oltre che agli allievi e ai genitori, anche agli orientatori della scuola secondaria di primo grado, spesso ignari dei rapidi cambiamenti che si realizzano.

 

Conclusioni

 

Il confronto fra i risultati dei CFP e IP in sussidiarietà pone in discussione la stessa esistenza degli IP. Non a caso c’è chi propone la loro scomparsa e l’assorbimento nella Formazione Professionale regionale. Non è ancora chiaro cosa intende fare la Regione Toscana, in rapporto alla riduzione dei finanziamenti nazionali: solo l’estensione del “complementare”, con organici statali poi abbandonati a se stessi ? Quali saranno le competenze regionali (eccetto la conferma della podestà regionale sulla FP) non è ancora dato sapere, ma una politica regionale sulla IeFP è inevitabile, anche in presenza della sola sussidiarietà complementare.

L’ipotesi dirompente della “flessibilità organizzativa” in discussione (come detto sopra) aprirebbe forse spazi di innovazione vera: chi volesse andare in un IP statale che fa anche “vera” formazione professionale dovrebbe farlo sulla base di una opzione sensata e basata su professionalità e motivazione, perché la didattica di un CFP “pubblico” non può prevedere bocciature al 30 – 40 % al primo anno, ma l’obbligo deontologico di consentire a tutti il conseguimento di una qualifica, in contesti laboratoriali e reali. “Vocational” è l’aggettivo inglese che caratterizza questi corsi e andrebbe esteso anche alle attitudini dei docenti. In altri termini, ad insegnare nei nuovi corsi non dovrebbero andare gli insegnanti residui dei Licei, ma persone selezionate per aver maturato altre competenze professionali o per essere stati formati ad affrontare un diverso approccio all’insegnamento.

Su tutti questi temi, così complessi e controversi, CIPAT intende porsi come luogo di un ampio e articolato dibattito culturale e politico-amministrativo, capace di incidere sulle scelte della Regione, evitando che siano frutto di ristrette cerchie tecnocratiche, lontane dalla prassi quotidiana che vivono i nostri istituti. Ricordiamo che in alcuni snodi fondamentali il dialogo costruttivo fra CIPAT e Regione è stato proficuo per il sistema formativo toscano.

 

In attesa delle tante novità annunciate dunque, CIPAT intende concentrare l’attenzione su quanto è possibile e realistico fare, tenendo la rotta in queste direzioni:

 

-          Costruire, come in altre Regioni, un sistema misto di IeFP, virtuosamente competitivo tra IPS (in sussidiarietà complementare) e agenzie formative accreditate;

-          Verificare le condizioni di una collaborazione paritaria tra IPS e agenzie formative, considerato che le attrezzature laboratoriali presenti sul territorio, sono soprattutto quelle delle scuole;

-          Approfondire la possibilità e convenienza per le scuole di richiedere l’accreditamento per i percorsi IeFP, recuperando la possibilità di agire stabilmente come agenzia formativa (fuori dalla propria utenza istituzionale), con una scelta strategica e non contingente che sia comunque sinergica con i percorsi di istruzione, come ampliamento dell’offerta formativa.

 

Firenze, 13 giugno 2016